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DESCRIZIONE

Il rosso della ciliegia è radicato in modo indissolubile a Lari, dove da oltre mezzo secolo si celebra la raccolta con una sagra tra fine maggio e inizio giugno.

A Lari le ciliegie sono state una presenza costante nei secoli, generosa nella diversità biologica: 19 varietà tingono il territorio del comune collinare pisano, dalla più antica, la Marchiana, alle più adatte alla trasformazione, come la Morella, la Papalina e la Gambolungo. Alcune, purtroppo, sono a rischio estinzione: sopravvivono su poche piante, come gli ultimi parlanti di una lingua senza eredi. A custodire questa ricchezza ci pensano gli agricoltori di Lari, che curano le seimila piante sparse su tutto il territorio, e la Banca del Germoplasma della Regione Toscana, che preserva la varietà biologica in depositi predisposti. Oggi, i produttori di ciliegie devono confrontarsi anche col problema della trasformazione, che riguarda le varietà più soggette a deperibilità. Un ottimo modo per ovviare al problema è la produzione di confetture.


La storia della ciliegia larigiana è abbastanza “recente”, non abbiamo documenti che ne attestano la coltivazione prima del Quattrocento. Guerre e precarie condizioni socio-economiche ne resero difficile la coltivazione prima di questo secolo, e fino al Seicento era destinata al consumo familiare. Dal Settecento da Lari i carichi di rossissime ciliegie raggiungevano i mercati delle città vicine e la fama del frutto oltrepassò i confini locali. Anche se la produzione annuale non è molto elevata e raggiunge i 500 quintali, i ciliegi continuano a ritagliarsi un posto tra le colture più comuni, vigneti e oliveti, e Lari continua ad essere associata alle ciliegie.