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DESCRIZIONE

Citata nei documenti a partire dal 1326, fu consacrata alla Vergine Assunta nel 1509. Molte sono state le modifiche e gli ampliamenti che ha subito nel corso dei secoli, fino ad assumere un aspetto rococò, perché è nel Settecento, dopo l’arrivo da Roma delle spoglie di San Valentino martire (patrono di Bientina, al quale è dedicato il palio di luglio), che furono inseriti stucchi, decorazioni e il notevole altare maggiore, opera dello scultore carrarino Giovanni Baratta. Oltre ad alcune tele ispirate alle gesta del santo spicca, per bellezza d’intarsio e d’intaglio, il grandioso soffitto a cassettoni, opera settecentesca del maestro pisano Andrea Mattei.

Il museo raccoglie opere sacre di notevole interesse, principalmente provenienti dalla Chiesa di Santa Maria Assunta. Inaugurato nel 1993, vi si possono ammirare pregiate opere d’arte, arredi sacri, tra cui candelieri, calici, turiboli, ostensori, reliquiari, vassoi e lampade, realizzati da argentieri di scuola lucchese, pisana e fiorentina.

Visite su prenotazione

Info: Comune – Ufficio Cultura – 0587 758445,
oppure Valdera Musei – 0587 299581 (martedì, mercoledì, venerdì 9-13)

 

Bientina | Chiesa di Santa Maria Assunta e Museo di Arte Sacra

IL CULTO DI SAN VALENTINO

A Bientina il culto di San Valentino si perde nei secoli. I suoi resti furono riesumati dalle catacombe di San Callisto, sulla via Appia Antica, nel 1681 e consegnati alla nobildonna romana Laura Grozzi. Fu lei a donare le spoglie di Valentino martire alla comunità di Bientina, dove arrivarono il giorno di Pentecoste del 1699 grazie a Giovan Maria Maestrini, provinciale dei frati minori osservanti. La fama di taumaturgo di questo santo è nota in tutta la regione e anche oltre. Fin dal suo ingresso a Bientina, il santo fece parlare di sé per i miracoli, talvolta strepitosi, che uomini, donne e bambini, in particolare ossessi o indemoniati, ottennero grazie alla sua intercessione: tanto da meritare l’appellativo di San Valentino degli indemoniati. Persino il principe Gian Gastone dei Medici, nel 1717 si sarebbe recato al santuario per rendere omaggio al santo.
All’interno della cappellina sono conservate le reliquie del santo con la sua storia in vari dipinti: l’Apoteosi di San Valentino di Pietro Dandini (1703), la Condanna a morte di San Valentino di Tommaso Redi (1704), il Martirio del santo di Antonio Puglieschi (1704), mentre la fastosa cerimonia della traslazione è ricordata da sei dipinti sul muro del corpo centrale della pieve: la Traslazione del corpo di San Valentino e alcuni miracoli, dipinti del fiorentino Giuseppe Romei (1782-83).