/

DESCRIZIONE

Il Museo raccoglie nell’antica canonica il tesoro della Chiesa: circa venti paramenti sacri e un centinaio di arredi liturgici del XVII-XVIII secolo, le argentiere di origine fiamminga, quelle di scuola pisana e fiorentina.

Sono esposte vetrine di paramenti liturgici dal XVI al XVIII secolo. Citata nel 1326, la chiesa ha subìto successive modifiche fino all’attuale aspetto rococò. All’interno spicca il grandioso soffitto a cassettoni e l’organo di Bartolomeo Ravani (1640).

Nel Settecento furono collocate in questa chiesa le spoglie di San Valentino martire (patrono di Bientina, al quale è dedicato il palio di luglio) provenienti da Roma. I resti del santo furono riesumati dalle catacombe di San Callisto sulla via Appia Antica e consegnati alla comunità di Bientina, dove arrivarono il giorno di Pentecoste del 1699.

Il culto di San Valentino è molto sentito a Bientina e in Toscana: il santo fece parlare di sé per i miracoli su ossessi o indemoniati, tanto da meritare l’appellativo di San Valentino degli indemoniati. Persino il principe Gian Gastone dei Medici, nel 1717 si sarebbe recato al santuario per rendergli omaggio.


Si raccontano di vere e proprie lotte fra il prete esorcista che voleva scacciare il maligno dal corpo dell’ossesso e il demonio che urlava e aggrediva chi voleva accostarlo al busto d’argento di San Valentino, per poi cadere come morto per terra, appena lo aveva sfiorato. Si racconta pure che fino dove giunge il suono delle campane della pieve di Bientina il Diavolo non possa varcare il magico cerchio che da loro si forma e quindi chi vive al suo interno non non ha timore di essere posseduto.


 

 



Resta aggiornato!