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DESCRIZIONE

Il Museo raccoglie nell’antica canonica il tesoro della Chiesa, costituito da circa venti paramenti sacri e da un centinaio di arredi liturgici del XVII-XVIII secolo. Si segnalano le opere della Bottega dei Vambré, argentiere di origine fiamminga, quelle degli esponenti di scuola pisana e fiorentina. Sono esposte vetrine di paramenti liturgici collocabili tra la fine del secolo XVI e la fine del secolo XVIII, tra cui un prezioso parato di manifattura fiorentina della seconda metà del Cinquecento.

Citata già nel 1326, la chiesa ha subìto successive modifiche fino ad assumere l’attuale aspetto rococò quando nel Settecento arrivarono da Roma le spoglie di San Valentino martire (patrono di Bientina, al quale è dedicato il sentitissimo palio di luglio). Oltre ad alcune tele ispirate alle gesta del santo spicca all’interno il grandioso soffitto a cassettoni e l’organo del 1640 di Bartolomeo Ravani.


Il culto di San Valentino è molto sentito a Bientina e in ToscanaI resti del santo furono riesumati dalle catacombe di San Callisto, sulla via Appia Antica, nel 1681 e consegnati in dono alla comunità di Bientina, dove arrivarono il giorno di Pentecoste del 1699. La sua fama di taumaturgo è nota in tutta la regione: il santo fece parlare di sé per i miracoli su ossessi o indemoniati, tanto da meritare l’appellativo di San Valentino degli indemoniati.

Si raccontano di vere e proprie lotte fra il prete esorcista che voleva scacciare il maligno dal corpo dell’ossesso e il demonio che urlava e aggrediva chi voleva accostarlo al busto d’argento raffigurante San Valentino, per poi cadere come morto per terra, appena lo aveva sfiorato. Si racconta pure che fino dove giunge il suono delle campane della pieve di Bientina il Diavolo non possa varcare il magico cerchio che da loro si forma e quindi chi vive al suo interno non non ha timore di essere posseduto. Persino il principe Gian Gastone dei Medici, nel 1717 si sarebbe recato al santuario per rendere omaggio al santo.


 

 



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