/

DESCRIZIONE

Era un caldo pomeriggio di settembre dell’anno scorso. Da qualche mese mi ero trasferita in Toscana dal Veneto e, amante dell’arte come sono, iniziai a visitare i luoghi e i monumenti di particolare rilevanza turistica. Per lavoro stavo studiando Pisa e, quindi, non poteva mancare una visita a questa splendida basilica che mi affascinò subito non appena ne studiai le caratteristiche. Se a questo aggiungiamo la mia forte passione per il Medioevo, gli ingredienti per trascorrere un bellissimo pomeriggio c’erano tutti.

La vidi subito da lontano. Bella, imponente. La splendida architettura si ergeva maestosa in mezzo ad un grande prato che ne esaltava ancora di più la bellezza. Di solito la prima cosa che faccio è un giro “d’ispezione” generale, per poi soffermarmi sui particolari. Inizio a percorrere il perimetro esterno e, particolarità, non c’è la facciata: al suo posto un’abside semicircolare sul fronte occidentale e altre tre imponenti su quello orientale. Alzo lo sguardo verso l’alto e mi sento piccola piccola. E’ sempre questo l’effetto che mi fanno le grandi basiliche del passato: sono lì a testimoniare l’amore di una comunità verso Dio, il lavoro solido, l’attaccamento alla terra: ecco la ragione per cui le architetture romaniche sono spoglie e più basse rispetto a quelle gotiche. Cambia la concezione che sta alla base della costruzione. Torno indietro nei secoli e immagino. Siamo nell’anno 44 d. C.: al posto del grande prato uno scalo fluviale, si chiama Grado, era lo scalo dell’antico Porto Pisano: qui sarebbe sbarcato San Pietro e vi avrebbe costruito un altare per iniziare a predicare. Vedo la moltitudine dei fedeli attorno a questo semplice altare di pietra (il luogo è ricordato oggi all’interno della basilica dal bel ciborio gotico), raccolti ad ascoltare le parole di colui che è considerato il primo papa della storia. Passano i secoli. Viaggio nel tempo. Nel VI secolo viene costruito un edificio paleocristiano orientato verso est, verso il Sol Salutis, immagine di Dio. A questo succederanno altre costruzioni, fino ad arrivare al terzo quarto del X secolo quando iniziano i lavori dell’attuale edificio.

Le imponenti navate sono scandite all’esterno da una teoria di lesene e archetti pensili che muovono la piatta uniformità della pietra. Gli operai si affannano sopra i ponteggi lignei, il capomastro segue i lavori dei suoi operai, ma tutta la comunità, in un modo o in un altro, partecipa alla costruzione della basilica. Bisogna in qualche modo però abbellirla ancora di più. Dopo molte discussioni si decide di inserire bacini ceramici sopra gli archetti. Sono preziosi, colorati, ma fragili. Nel tempo saranno posti al sicuro nelle sale del Museo di San Matteo di Pisa.

Sento il mio nome scandito in lontananza. Il mio compagno mi sta chiamando, è il momento di entrare. L’interno non delude. Le capriate lignee chiudono il soffitto; abbasso lo sguardo e vengo risucchiata dalla teoria delle arcate che spingono con forza verso l’altare maggiore. Nel frattempo l’occhio ha già scorso il ciborio gotico e gli scavi archeologici a testimoniare le vicende del passato. Una forza che mi attrae verso l’altare maggiore. Anche qui il significato nascosto delle costruzioni romaniche emerge con tutta la forza. Sì perché il fedele, una volta entrato in chiesa, era spinto dal movimento degli archi, dalla loro fuga prospettica, ad incontrare Dio, il Sol Salutis che, all’alba di un nuovo giorno, entrava dal lato est e illuminava l’altare dove era custodito il corpo di Cristo. Il percorso che faceva il fedele per arrivarci, sospinto dalla forza degli archi, era un percorso di purificazione per arrivare “pulito” all’incontro con Dio. Questa forza, questa presenza sacra, si avverte subito all’interno della basilica. C’è un’atmosfera mistica tutta particolare. Ma le sorprese non sono finite. In alto gli splendidi affreschi del lucchese Deodato Orlandi raccontano, nella zona intermedia, Episodi della vita di San Pietro, uniti ad altri della vita di S. Paolo, Costantino e Silvestro. Nella parte inferiore ecco i Ritratti dei Pontefici, da San Pietro apostolo a papa Giovanni XVII dell’anno 1003. La Bibbia dei poveri. Eccola la comunità riunita all’interno della sua basilica. Il sacerdote dal pulpito predica, i fedeli ascoltano e nel frattempo seguono il racconto guardando le immagini lungo le pareti, d’altronde non sanno leggere e, quindi, guardano le figure.

Quanto tempo è trascorso dal mio ingresso all’interno? Non lo so, so solo che quando esco, esco con una carica emotiva interna molto forte, che solo questi luoghi che conservano le architetture antiche riescono a trasmettermi.



Iscriviti alla nostra Newsletter!