• Lunghezza totale (km): 50
  • Percorribilità: in auto, in camper, in moto o vespa
  • Difficoltà: nessuna

Le Terre di Pisa sono un territorio ricco di borghi, fortezze e ville, nei quali aleggiano leggende di fantasmi e diavoli, di storie e racconti del terrore, in un mix di realtà e fantasia. Molte risalgono all’epoca medievale, altre si avvicinano più ai giorni nostri, ma sono tutte alimentate dal bisogno di mistero e soprannaturale.


PISA – CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA

Avete mai sentito parlare della leggenda delle “Dita del Diavolo“? Si tratta di una striscia di piccoli fori di varie dimensioni su un pezzo di marmo lungo il fianco della Cattedrale sul lato che guarda il Camposanto Monumentale.

Secondo la leggenda, il Diavolo era geloso della bellezza della Cattedrale, si arrampicò lungo la fiancata per fermare la sua costruzione. Un angelo lo bloccò facendolo  precipitare, ma nella caduta il Diavolo riuscì ad aggrapparsi a questo pezzo di marmo romana, lasciando per sempre il segno delle sue unghiate. Il bello è che se si prova a contare le unghie del Diavolo il conto non torna mai, come se le unghiate variassero per dispetto. Provate per credere (tanto le “unghiate” sono ad altezza uomo), come fanno gli studenti che, a 100 giorni dall’esame di maturità, si recano in Piazza dei Miracoli a ripetere tra i gesti scaramantici anche il conteggio delle unghiate.


CALCI – ROCCA DELLA VERRUCA

La rocca o fortezza si chiama “della verruca” dall’omonimo monte la cui forma ricorda una verruca.

Il complesso in pietra verrucana e laterizi è ancora ben visibile a 537 metri di altezza. Alcune parti sono state distrutte dall’esercito fiorentino o crollate nel corso dei secoli, altre sono ancora ben salde. Nei pressi del bastione a nord-ovest pare ci fosse un passaggio segreto che portava all’esterno del castello in caso di fuga. Questo passaggio avrebbe portato ad una galleria che collegava Pisa con la Rocca, anche se questo sembra inverosimile perché il collegamento sarebbe stato di 10km! In ogni caso, di passaggi sotterranei ce ne sarebbero tanti, tra cui quello che doveva condurre all’attuale Convento di Nicosia dove sarebbe stato conservato un tesoro nascosto dai Pisani ai Fiorentini. Nessuno, per secoli, ha avuto più notizie di quel tesoro, anche se anni fa nel grazioso borgo di Montemagno, sopra Calci, si diceva che qualcuno lo avesse finalmente trovato. Tesoro o meno, vale la pena salire fino alla Rocca per godere di uno splendido panorama che arriva fino al mare. Non a caso, la Verruca era detta “l’occhio dei Pisani”.


RIGOLI – VILLA DI CORLIANO

Molte sono le ville appartenenti alle ricche o nobili famiglie toscane lungo la vecchia strada che prima dell’apertura del tunnel (detto “il Foro”) collegava Pisa con Lucca.
Una di queste, la Villa di Corliano a Rigoli, nasconde misteri legati a personaggi famosi del tempo, tra cui quello del “fantasma della bella Teresa“. Si tratta di una presenza affettuosa, classificata come “white lady”, un fantasma inoffensivo che si diverte a spostare gli oggetti e si mostra di solito la notte, prevalentemente alle donne. C’è chi racconta di averne percepito la presenza nelle stanze della villa, oggi relais e dimora storica: strani rumori, tappeti misteriosamente spostati, ombre di fantasmi nella sala da ballo. La leggenda di Teresa Della Seta Bocca Gaetani (1736-1816) è ancora viva, tanto da attirare ghostbusters ed esperti di fenomeni paranormali.  Del fantasma raccontavano anche i contadini, con avvistamenti in certe notti di luna piena lungo i viali del grande parco alla guida di una carrozza trainata da sei cavalli.

Oltre al fantasma della nobildonna, si narra anche che nei cunicoli della villa a inizio Ottocento fossero eseguiti esperimenti di ‘galvanismo’ (contrazione di muscoli tramite scossa elettrica) dal chirurgo pisano Francesco Vaccà Berlinghieri, soprannominato Francesco La Pietra, che tradotto in tedesco sarebbe Franken (Francesco) Stein (Pietra). Non a caso qui aveva soggiornato Mary Shelley, autrice di Frankenstein e compagna del poeta inglese Percy Shelley, che pare avesse seguito con interesse quegli esperimenti galvanici che le avrebbero ispirato la stesura del primo romanzo gotico.


LARI – CASTELLO DEI VICARI

Il Castello (che vedete nell’immagine in apertura), negli anni, è passato in varie mani, finché divenne la dimora dei Vicari, che lo trasformarono in lussuosa residenza, ma anche in prigione e luogo di sofferenza o tortura. Ancora oggi pare sia abitato da almeno due anime in pena: una donna e un uomo.

La prima è Gostanza da Libbiano, accusata di stregoneria. Contadini e artigiani si erano rivolti a lei per un rimedio contro le malattie, in quanto conosceva le erbe curative. Accusata dalla Santa Inquisizione di avere ucciso un giovane con i suoi trattamenti e di intrattenere rapporti con il demonio, fu rinchiusa a lungo in una cella del castello dove i carcerieri si accanirono per farla confessare. Non ci fu modo di estorcerle l’ammissione di colpevolezza e venne rilasciata per non inimicarsi il popolo. La donna era rimasta tuttavia menomata e provata mentalmente. Liberata, morì poco dopo in preda alla pazzia. Si crede che il suo fantasma ogni tanto torni nella cella dove era prigioniera. Chi giura di aver udito le sue urla strazianti, chi parla dello spettro di una donna vestita di cenci e in catene che si trascina nelle prigioni attraversando i muri in silenzio e con al testa chinata al suolo.

L’altro spirito dannato è quello di Giovanni Princi detto “il Rosso della Paola”, rinchiuso come cospiratore e nemico politico nella cella numero 5 del castello. Era in realtà un semplice bracciante, ma finì in carcere nel 1922 perché accanito oppositore del Fascismo. La mattina del 16 dicembre 1922 fu trovato impiccato alle inferriate della finestra. La morte fu liquidata come un suicidio, nonostante sul corpo ci fossero segni inequivocabili di percosse e ferite. Si dice che la notte tra il 15 e il 16 dicembre appaia un uomo avvolto da una densa nebbia che dopo alcuni passi si dilegua nei corridoi. Il Castello dei Vicari è oggi un interessante museo multimediale e location di cerimonie e matrimoni. Come dire, i tempi cambiano!


TOIANO – IL BORGO FANTASMA

Il borgo abbandonato di Toiano si trova su un poggio di tufo arenario tra Palaia e Castelfalfi. Iniziò a spopolarsi nel secolo scorso a seguito della crescente richiesta di operai in fabbrica che garantiva un’occupazione più stabile e meno dura dell’attività agricola.

Toiano è conosciuto per l’omicidio della bella Elvira, al secolo Elvira Orlandini, che il 5 giugno 1947 (giorno del Corpus Domini) a soli 22 anni venne trovata sgozzata nel bosco vicino dove si recava per attingere acqua alla sorgente. Dell’omicidio fu accusato il fidanzato Ugo Ancillotti, veterano di guerra e dal carattere ombroso, con il quale si sarebbe dovuta sposare. Al processo fu dichiarato innocente per mancanza di prove. Non è mai stato trovato un colpevole e ancora oggi il delitto della Bella Elvira è annoverato come un “cold case“. La sua tomba non si trova nel piccolo cimitero di Toiano, ma presso il Botro della Lupa dove avvenne l’omicidio. Per raggiungerla, basta prendere la strada che porta nel bosco. Si consiglia la visita non tanto per la tomba in sé, quanto per la strada con meravigliosi panorami sulle colline e i calanchi intorno, simili alle Balze, ideale per gli amanti della fotografia.


MONTEFOSCOLI – TEMPIO DI MINERVA MEDICA 

La Toscana è stata una delle prime regioni ad accogliere la Massoneria. In un bosco vicino al paese di Montefoscoli si trova un edificio che come architettura ricorda il Pantheon. Si tratta del Tempio di Minerva Medica, fatto costruire da Andrea Vaccà Berlinghieri e dedicato al padre Francesco, scienziato e uomo di cultura. Andrea era un medico stimato che aveva intrattenuto rapporti di amicizia con importanti personaggi del tempo come Percy Shelley, Mary Shelley, George Byron, che frequentavano il suo salotto a Palazzo Lanfranchi, sui lungarni pisani.

Molte le ipotesi sulla sua reale funzione. La più fantasiosa è che qui Andrea avrebbe effettuato dissezioni sui cadaveri (praticate in alcuni locali dell’Università di Pisa, oggi sede del Museo di Anatomia Umana) e sperimentato la creazione di un “Frankestein”. In realtà pare sia un luogo che ospitava incontri segreti tra personaggi della massoneria. Chiara la simbologia: per entrare bisogna salire 5 scalini, ognuno dei quali rappresenta uno dei cinque sensi, che si deve abbandonare per accedere al livello superiore. Sono poi rappresentati un gufo (la saggezza) e un serpente (la salvezza) che si abbevera alla coppa della conoscenza. Non manca la testa di Minerva, scolpita in pietra, che per uno strano effetto ottico, sembra non distogliere mai lo sguardo da chi entra.