• Lunghezza totale (km): 5
  • Percorribilità: a piedi o in bici
  • Difficoltà: nessuna

Parlare del periodo pisano di Galileo Galilei significa ricordare le notizie più rilevanti, la famiglia, la fanciullezza, l’iscrizione alla facoltà degli artisti che concedeva la laurea in filosofia e medicina, le ricerche e le scoperte giovanili, i suoi scritti, tra i quali il De Motu, probabilmente redatto durante il suo insegnamento all’ateneo pisano.


Il Battistero

Galileo è nato a Pisa il 15 febbraio 1564 ma fu battezzato nel Battistero, in Piazza dei Miracoli, il 19 febbraio. Il padre, nato nel borgo di Santa Maria a Monte intorno al 1520, figura tra i grandi teorici della musica del secolo XVI, come autore di opere manoscritte conservate alla Biblioteca Nazionale di Firenze.


Borgo Stretto

Il padre di Galileo si era trasferito a Pisa, dove viveva la famiglia della moglie, per aprire una scuola di musica nella casa d’angolo tra Borgo Stretto e via dei Mercanti, segnalata oggi con una lapide. La famiglia Galilei abitava poco distante, presso Casa Ammannati, nella odierna Via Giusti 24-26 (davanti al Tribunale, oggi abitazione privata) dove Galileo trascorse la sua infanzia e giovinezza.


La Sapienza

Il padre voleva iscrivere Galileo al Collegio della Sapienza, (dietro Lungarno Pacinotti, in Via Curtatone e Montanara) per gli studi medicina, ma lui scelse l’Università di Pisa, dove entrò nel 1580. A soli 25 anni ottenne la cattedra delle matematiche, che avrebbe lasciato tre anni dopo per quella di Padova.

La Sapienza, come sede universitaria, fu fondata nel 1472 da Cosimo I dei Medici. Nel cortile con portico a loggia si trova il monumento commemorativo dei caduti nella battaglia risorgimentale di Curtatone e Montanara, alla quale presero parte studenti e professori dell’Università di Pisa. Sotto il porticato, l’ingresso all’Aula Magna Storica conserva una statua di Galileo Galilei opera del Demi (1839). Dalla loggia superiore si accede alla Biblioteca Universitaria ricca di volumi e periodici con manoscritti e lettere, fra le quali una di Galileo sulla caduta dei gravi.


Palazzo Reale

Un altro luogo galileiano è Palazzo Reale, a quel tempo residenza del Granduca Cosimo II, che lo volle a corte per ringraziarlo di avere chiamato “Pianeti Medicei”  le quattro lune di Giove. Dall’alto della medievale Torre della Verga d’Oro Galileo puntò i suoi cannocchiali verso la volta celeste mostrandoli al Granduca.

Oggi Palazzo Reale, oltre ad essere sede della Soprintendenza, ospita la collezione dell’omonimo Museo Nazionale che raccoglie numerosi ritratti, alcuni realizzati da grandi artisti quali Bronzino e Tempesti. Vi sono inoltre esposti arazzi di pregevole fattura e arredi di grande raffinatezza appartenuti ai Medici, ai Lorena e ai Savoia.


Cittadella e Domus Galileiana

In Via Santa Maria si trova la Fondazione Domus Galilaeana, che ha conservato tutte le pubblicazioni su Galileo e due lettere, di cui un’originale che tratta la legge della caduta dei gravi. Qui si trovavano strumentazioni scientifiche, come quelle sulla radioattività di Enrico Fermi (oggi a Roma), la Calcolatrice Elettronica Pisana e le apparecchiature di Antonio Pacinotti (tra cui la “Macchinetta”, il primo modello di motore dinamo elettrico) esposte nell’area della futura Cittadella Galileiana al Museo degli Strumenti per il Calcolo.


Piazza dei Miracoli

Pochi fra i milioni di turisti che ogni anno visitano Piazza dei Miracoli sanno che questo complesso monumentale rappresentò per Galileo un laboratorio scientifico: nella Cattedrale, ancora studente, pare avesse intuito la legge dell’isocronismo dei pendoli osservando l’oscillare di una lampada. Fu dall’alto dei 56 metri della Torre Pendente che condusse più volte gli esperimenti sulla caduta dei gravi che arrivavano a terra con pari velocità nonostante la differenza della massa.

La vita dello scienziato, come quella di ogni pisano dell’epoca, era strettamente legata a questi monumenti: se nel Battistero era stato infatti battezzato, nel Camposanto Monumentale è custodita la vera lampada, insieme alla statua di un matematico pisano del XIII secolo, quel Leonardo Fibonacci che concepì la serie matematica che porta il suo nome ed introdusse nel mondo occidentale i numeri arabi.