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Descrizione

  • Lunghezza totale (km): 52
  • Tempo di percorrenza a piedi (ore.min): 10
  • Dislivello in salita (m): 417
  • Dislivello in discesa (m): 508

Quel tratto di territorio pisano che da Forcoli e Palaia si dirige verso Peccioli, Castelfranco di Sotto, San Miniato, spingendosi fino alle balze volterrane, potrebbe essere ribattezzato “la via dei tartufi”. Sì, perché in queste antiche terre tufacee, dove dal Pliocene le sabbie marine si sono depositate e stratificate creando un humus ossigenato e molto vitale, il pregiatissimo tartufo bianco, ma anche altri tartufi, quali il bianchetto, lo scorzone e perfino il nero, trovano il loro habitat ideale.
E ovviamente proprio in questo tratto di territorio, attorno al prezioso fungo ipogeo è cresciuta nei secoli una vera e propria civiltà del tartufo, con le sue regole, i suoi codici di comportamento, i suoi metodi di ricerca, la sua orgogliosa identità locale. E sono nate anche aziende ormai di consolidata tradizione, alcune a conduzione poco più che familiare, altre d’una dimensione un po’ più strutturata ma tutte rigorosamente artigianali, nel senso più stretto e appropriato del termine, dove si cavano i tartufi grazie all’apporto di ruscelle o vanghini o vanghetti, piccole piccozze che i tartufai realizzano in genere con le proprie mani e al fondamentale contributo dei cani, che fin da piccoli sono addestrati a questa difficile ricerca che, contrariamente a quanto si crede, si protrae per un intero anno visto che ogni stagione fornisce i propri tartufi.

Cosa vedere

Si comincia in gennaio e fino ad aprile si raccoglie il tartufo bianchetto, una versione meno nobile del bianco ma molto profumata e qualitativa; nel periodo più caldo, fra maggio e agosto, è la volta del tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum) e infine, da settembre a dicembre la ricerca si concentra sul signore di tutte le mense, l’eccezionale tartufo bianco (Tuber Magnatum pico) che concentra la sua massima espressione nelle campagne attorno a San Miniato. Ma se ci dovessimo fermare qui faremmo un grave torto ad altri generi di tartufi che riportano un loro eccellente favore fra buongustai ed esperti della materia, primo fra tutti il tartufo scorzone, nella sua doppia espressione invernale ed estiva.

Nei pressi di Peccioli, a un passo da Ghizzano, c’è una piccola azienda biologica a conduzione familiare, i Tartufi di Teo, dove i tartufi si cavano dal terreno, si lavorano e da parte di essi si ricava una linea di prodotti tutti all’aroma di tartufo: burro, miele, riso, pesto e molti altri prodotti. Un passo artigianale a filiera strettissima che poi ritroviamo in un’altra azienda agricola, la Savini Tartufi, questa sita nel territorio di Palaia, dov’è stato organizzato anche un piccolo museo dedicato al nostro protagonista.

E chiudiamo il nostro itinerario alla Savitar di San Miniato, che da oltre 50 anni si dedica a questa attività che certamente nasce da una passione profonda prima che dalla ricerca di un interesse commerciale. Piccole aziende che propongono ai visitatori anche un aspetto esperienziale, visto che ai clienti interessati sono proposte delle ‘battute’ al tartufo in compagnia del tartufaio e dei suoi cani. Un’avventura che consigliamo caldamente per comprendere nel suo più profondo significato un mondo che vive con assoluto rispetto e amore e senza alcun impatto ambientale il proprio rapporto con la natura.

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