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DESCRIZIONE

La chiesa, attualmente in restauro, è riconoscibile per il suo originale e alto campanile, che poggia su un arco sospeso, e per le grandi finestre a vetri (1345) in parte risultato di ripristini novecenteschi ai quali partecipò uno dei protagonisti dello stile Liberty italiano, Galileo Chini.

La prima attestazione di una chiesa dedicata a S. Francesco è del 1233. Le difficoltà finanziarie distolsero la città dal portare avanti i lavori alla chiesa, completata in epoca medicea. Alla chiesa hanno lavorato i migliori pittori italiani del XIII e XIV secolo, da Giunta Pisano a Cimabue, da Giotto a Spinello Aretino. Alcune opere, tra cui due dipinti di Cimabue, sono state sottratte durante l’occupazione napoleonica ed esposte al Museo del Louvre.

La facciata, interrotta al primo ordine, non lascia intuire la maestosità e la ricchezza di quello che si trova dentro la chiesa. A cominciare dalla tomba del Conte Ugolino: una lapide nella seconda cappella a destra ricorda che qui furono sepolte le ossa del Conte Ugolino della Gherardesca e dei suoi familiari, per essere poi trasferite nel chiostro attiguo dopo lo smembramento della tomba. Essendo morto da traditore, il Conte non poteva essere sepolto insieme ai suoi familiari nella monumentale tomba di famiglia dentro la chiesa.

E proseguire con la Sala del Capitolo, o Sala di San Bonaventura, dove il santo avrebbe presieduto il capitolo generale dell’ordine nel 1263. La sala è stata affrescata dal pittore di scuola giottesca Niccolò di Pietro Gerini, lo stesso della sacrestia della Basilica di Santa Croce e la Loggia del Bigallo a Firenze. E terminare con la tomba di Francesco da Buti, erudito politico pisano e primo commentatore della Divina Commedia di Dante.