/

DESCRIZIONE

La chiesa di San Francesco è un monumento duecentesco di straordinaria bellezza, uno dei gioielli dell’architettura italiana del XIII secolo. Qui nel 1263 fu approvata da San Bonaventura la Legenda Maior, la biografia di San Francesco.
Per dimensioni è la seconda chiesa della città di Pisa dopo la Cattedrale (80 metri di lunghezza), così importante da dare il nome a uno dei quattro quartieri del centro storico. Secondo un antico racconto la chiesa sarebbe sorta in conseguenza della predicazione di San Francesco, avvenuta a Pisa intorno all’anno 1211; furono infatti due seguaci pisani del santo, Agnello e Alberto, a edificare un primo edificio francescano. Le linee di questa architettura seguirono lo stile costruttivo dei Francescani: linee semplici, materiale povero, grandi dimensioni (18×70)
Il suo maestoso interno ad una navata con transetto a sala e sette cappelle terminali, rischiarato da magnifiche vetrate monumentali, fu iniziato nel 1261 sotto la guida di Giovanni di Simone, geniale architetto-ingegnere cui si deve secondo gli studi più recenti anche la coraggiosa ripresa della costruzione della celebre “Torre Pendente” dopo cento anni di interruzione.

 

Pisa – Chiesa di San Francesco

LA SALA DEL CAPITOLO
Chiamata anche Sala di San Bonaventura in quanto il santo vi avrebbe presieduto il capitolo generale dell’ordine nel 1263.
L’aula impreziosita da due trifore è stata affrescata nel 1392 dal pittore di scuola giottesca Niccolò di Pietro Gerini (che ha decorato la sacrestia della Basilica di Santa Croce e la Loggia del Bigallo a Firenze): il ciclo raffigura episodi della vita di Cristo.

IL CONTE UGOLINO
Una lapide nella seconda cappella a destra ricorda che qui furono sepolte le ossa del Conte Ugolino della Gherardesca e dei suoi familiari per poi essere trasferite nel chiostro attiguo al quale si accede da una porta posta nella parete sinistra.

FRANCESCO DA BUTI
Lungo la base dell’arcate maggiore, in prossimità dell’ingresso che conduce alla chiesa, si trova la Tomba di Francesco da Buti“, uomo politico pisano, erudito e primo commentatore della Divina Commedia di Dante.

 

PITTURA, SCULTURA E VETRATE

Per la chiesa hanno lavorato i migliori pittori italiani del periodo dalla metà del XIII secolo alla fine del XIV, da Giunta Pisano a Cimabue, da Giotto a Spinello Aretino. Nonostante i furti in epoca napoleonica, alcuni esposti al Louvre, sono rimasti i resti di affreschi di fine Trecento. Per la scultura, il dossale marmoreo di Tommaso Pisano sull’altare (1370), mentre resta smembrato il prezioso sepolcro Della Gherardesca di Lupo di Francesco.
Le grandi vetrate del 1340-1345 sono frutto in parte di ripristini novecenteschi.
A cavallo tra ‘500 e ‘600 la chiesa fu arricchita una serie di altari e alcune tele e tavole di grande formato dei migliori artisti toscani dell’epoca, tra i quali il Cigoli,Ventura Salimbeni, l’Empoli, Francesco Vanni.
Ai restauri primo-novecenteschi partecipò uno dei protagonisti dello stile Liberty italiano, Galileo Chini.