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DESCRIZIONE

Pare che il culto di Sant’Agata sia arrivato a Pisa probabilmente con la liberazione di Catania dai Saraceni. Il primo documento lo attesta è quello di Papa Onorio II (21 luglio 1126) che consentiva all’Arcivescovo di Pisa di celebrare la solennità di Sant’Agata, il 5 febbraio. In quella data e nei due giorni successivi veniva esposto il preteso cranio della santa, tuttora conservato nella chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno. La sua esposizione suscitava ancora alla fine dell’Ottocento grande devozione da parte delle madri che allattavano. L’importanza del culto è testimoniata anche dall’oratorio ottagonale a lei dedicato, eretto nell’ambito del complesso monastico intorno alla metà del XII secolo.

Di piccole dimensioni, presenta una pianta ottagonale equilatera, sormontata da una cuspide a piramide completamente in mattoni. In laterizi è realizzato anche il resto della struttura, i cui lati sono scanditi da pilastri e arcate cieche a tutto sesto su un basamento in pietra squadrata, la cui altezza aumenta gradualmente da est verso ovest, denotando un probabile rifacimento della struttura originaria.
Nel lato più occidentale che guarda verso la Chiesa di S. Paolo si colloca l’ingresso, mentre nei quattro prospetti si aprono trifore con colonne e capitelli marmorei che sorreggono archi in mattoni, sormontati da un oculo.

A Pisa, a pianta ottagonale è anche la Chiesa del Santo Sepolcro, sul Lungarno Galilei, testimoniata dal 1138. La forma dei due edifici riprende infatti sia il Templum Domini – come i crociati chiamarono la Cupola della Roccia sulla spianata del tempio a Gerusalemme – sia l’edicola sopra il sepolcro di Cristo. Ad essi si è aggiunto il Battistero in Piazza dei Miracoli che ripete le misure e il numero di sostegni dell’Anastasis di Gerusalemme, il luogo della sepoltura e della resurrezione di Cristo.

Solamente a Pisa, dunque, si possono ammirare tre edifici strettamente legati a Gerusalemme, eretti molto probabilmente a opera dell’architetto Diotisalvi, che mostrano come i rapporti con la Terra Santa, spesso visti in un’ottica esclusivamente commerciale, investivano anche ambiti culturali e religiosi.