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DESCRIZIONE

Esiste un angolo di Toscana che somiglia all’Islanda. Niente verdi infinite distese solcate da un’unica strada, niente freddo estremo e oscurità per gran parte dell’anno. Ma lo stesso ribollire di quella pentola che cuoce a fuoco lento chiamata Terra, gli stessi sbuffi apparentemente minacciosi ma che in realtà attestano solo un’attività geotermica che va avanti da milioni di anni e proseguirà per moltissimo tempo ancora.

La geotermia toscana ha il suo fulcro in Larderello, frazione del comune di Pomarance, che ormai da due secoli sfrutta la ricchezza del suo territorio. Ma già Dante era a conoscenza dei fenomeni geotermici di questa zona, detta “Valle del diavolo”, che gli ispirò i paesaggi descritti nell’Inferno. Fu poi François Jacques de Larderel, industriale livornese di chiara origine francese, a perfezionare nel 1827 l’estrazione dell’acido borico, che aveva avuto inizio circa dieci anni prima.
Quasi un secolo più tardi il principe Piero Ginori-Conti comprese che la geotermia poteva essere sfruttata per ottenere energia elettrica e pian piano, con l’avanzamento della tecnologia, si è raggiunto l’attuale 30% di fabbisogno elettrico regionale soddisfatto dalle centrali geotermiche. Sono ben 16 i comuni toscani ad essere coinvolti nell’attività estrattiva: di questi 16, quattro fanno parte della provincia pisana; in particolare Castelnuovo Val di Cecina, Montecatini Val di Cecina, Monteverdi Marittimo e Pomarance.

La geotermia

Parlando di geotermia si immaginano grigie industrie, enormi tubi e fumanti ciminiere, pozzi estrattivi che somigliano a quelli petroliferi, insomma un paesaggio largamente alterato dalla mano dell’uomo ma è grande il fascino che fenomeni geotermici come geyser e fumarole esercitano sui turisti che visitano il Museo ENEL della Geotermia di Larderello, il Parco delle Fumarole a Sasso Pisano e il Parco delle Biancane a Monterotondo Marittimo.
Addentrandosi nel Parco delle Fumarole si rimane meravigliati da quelle che potrebbero sembrare, a prima vista, nuvole di fumo originate da mano umana, da un contadino che abbia bruciato secche sterpaglie. Ma, avvicinandosi, si scopre che in realtà è la terra a fumare, avvolgendo le colline di caldi vapori. Non occorre insomma volare in Islanda per lasciarsi stupire dalle meraviglie del sottosuolo: il cuore della Toscana è vivo, agitato da sommovimenti che regalano spettacolari unici.

Informazioni

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