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DESCRIZIONE

La civiltà della ceramica nel territorio provinciale pisano si lega a due millenni di tradizione artigianale che, ininterrottamente, con stagioni più o meno fortunate, s’è radicata in alcuni centri che, per ragioni storiche, hanno sviluppato una loro precipua cultura, un loro stile, una loro identità espressiva.



Gli stilemi e le tecniche di lavorazione delle antiche ceramiche da cui prese avvio questo importantissimo comparto artigianale, si devono fare risalire al mondo etrusco-romano e alle influenze orientali che, agli inizi del XI secolo giunsero a Pisa grazie ai suoi fiorenti commerci con l’Oriente.

La cultura etrusca lascerà il suo segno stilistico soprattutto nei vasellami in bucchero, che, nel tempo, ebbero diverse evoluzioni formali, fra cui numerose fogge di anfore di diverse grandezze e concepite per altrettanti utilizzi che perdureranno per molti secoli come una sorta d’imprinting identificativo di questi territori e in generale di varie zone della Toscana.

Fra il I sec. a. C e il I sec. d. C. l’influenza della ceramica romana sarà determinante in particolare con il manufatto detto Sigillata Aretina, la cui produzione sarà trasferita da Aretium a Pisae, per la strategica posizione sul mare di quest’ultima. Il tipo ceramico de la Sigillata esprimeva ciotole da mensa a vernice rossa, finemente decorate a rilievo, che avranno una diffusione importante in tutto il vasto territorio imperiale.

Nei secoli seguenti tale produzione perderà progressivamente d’importanza e il mercato si ridurrà a un commercio limitato al comparto territoriale, essendosi nel frattempo imposte nuove generi di sigillate provenienti dall’Africa e dal sud della Gallia.

I lunghi secoli di decadenza dell’Impero romano e quelli bui delle tante invasioni che seguiranno segneranno quasi una sorta di damnatio memoriae  della civiltà ceramica locale ma agli albori del nuovo millennio, con l’importanza assunta da Pisa come Stato indipendente in forma di Repubblica, tutto rifiorirà in una nuova e potente proiezione commerciale e anche la tradizione ceramica seguirà questo favorevole destino.

Dai ripresi commerci con l’Oriente Pisa importerà la tecnica della maiolica arcaica che avrà una rapida fortuna permettendo un fiorente attività anche d’esportazione.
La conquista di Pisa da parte di Firenze (1406), se in un primo momento ridurrà l’autonomia commerciale dei pisani, fornirà nuovi stimoli e modelli, provenienti dalle ormai affermate scuole ceramiche di Montelupo e di tutto il comprensorio fiorentino.

Tale incontro fra culture parenti ma distinte permetterà l’elaborazione di una personale rilettura della propria civiltà ceramica nel confronto con la scuola fiorentina.  Proprio nei primi decenni del ’400, infatti, Pisa e il suo territorio usciranno con un’originale linea di ceramica a ingobbio graffita, manufatto che sintetizzava perfettamente la cultura italico-toscana, con il gusto e le tecniche orientali, a cui Pisa aveva già da un paio di secoli dato accesso nel proprio immaginario formale.


Dal XV secolo fino ad oggi l’artigianato della ceramica nel territorio ha continuato a rappresentare una fiorente economia a Pisa e in centri minori in cui storicamente s’è imposta: Calcinaia, Castelfranco di Sotto, Fucecchio, Montopoli in Val d’Arno, San Miniato, Santa Maria a Monte, Vicopisano.

La ceramica