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DESCRIZIONE

La pieve romanica di Calci (fine secolo XI), costruita dall’arcivescovo Daiberto e terminata dalla Contessa Matilde di Toscana, è dedicata a Ermolao, martire cristiano e patrono del paese nonché degli oliveti.

L’esterno

La facciata costruita in pietra ardesia (marrone), lavagnino (grigio) e marmo bianco ha le forme dello stile romanico pisano, con un frontone corrispondente alla navata centrale e due differenti tetti spioventi. La parte inferiore presenta arcate, lesene e losanghe, mentre quella superiore è divisa da tre arcate e una bifora. Sulla facciata si trovano lapidi funerarie  ottocentesche.

Alle spalle spicca il possente e incompiuto campanile a torre. La sua base quadrangolare larga 9 metri e le due finestre alte e strette, simili a feritoie, fanno pensare ai resti di una torre difensiva.


L’interno

All’interno, le tre navate sono divise da due file di colonne in granito (IV secolo d.C), da un grande altare in marmo policromo e da un imponente fonte battesimale (sec. XIII) con bassorilievi.


Il culto di Sant’Ermolao

Le reliquie del Santo furono traslate qui dai Pisani a inizio XII secolo su concessione dell’imperatore Alessio I di Bisanzio in cambio di aiuti militari.

Il culto di sant’Ermolao, molto sentito a Calci e in Val Graziosa, si festeggia a inizio agosto con una fiera. Un tempo era consuetudine tra i contadini portare nella pieve un asino carico di due ceste piene di prodotti e un barilotto d’olio per la benedizione. Le reliquie del santo erano portate in processione illuminate da “lumini” ad olio.



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