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Descrizione

Già gli Etruschi di Volterra conoscevano questi luoghi per le cave di alabastro; da sempre, insomma, Castellina Marittima è legata alle sue cave, tant’è che è stato istituito un Ecomuseo dell’alabastro in collaborazione con gli altri comuni che più hanno sfruttato la grande presenza di questa roccia sedimentaria nel sottosuolo, ovvero Volterra e Santa Luce. Il comune medievale di Castellina si trovava in una posizione di importanza strategica, vicino alla costa, e venne dominato prima dai Conti della Gherardesca e poi dai Medici, che lo eressero a marchesato. Un terremoto, nel 1846, distrusse parte del paese, senza provocare vittime.

Informazioni
www.comune.castellina.pi.it

Zona geografica
Colline Pisane

Abitanti
oltre 13.000

Distanza dal capoluogo
34 km

Cultura

Ecomuseo dell’alabastro
Testimonia l’escavazione, la lavorazione e la commercializzazione dell’alabastro, distribuita nei territori dei comuni di Castellina Marittima, Santa Luce e Volterra. Passando dai reperti etruschi del Museo Guarnacci alle botteghe artigianali è possibile ripercorrere la storia di una pietra e della comunità che sullo sfruttamento di questa ricchezza ha basato la propria economia. A Castellina Marittima, presso l’ex Palazzo Opera “Massimino Carrai” si trova il Punto Museale Centrale per l’Itinerario dell’escavazione; a Santa Luce si trovano gli Archivi d’area per l’itinerario di escavazione) e a Volterra (per l’itinerario della lavorazione).

Pieve di San Giovanni Decollato
Si tratta dell’antica pieve, il cui titolo è poi passato alla parrocchiale settecentesca. La tradizione vuole che sia stato costruita sulle fondamenta di un tempio più antico. Nonostante le profonde ristrutturazioni conserva qualche testimonianza dell’originaria struttura romanica.

Artigianato

Il solfato idrato di calcio, ovvero l’alabastro, è la grande ricchezza di questi territori. Le vicende geologiche di circa sessanta milioni di anni fa hanno infatti interessato il sottosuolo nei dintorni di Castellina, creando un ampio bacino gessifero nell’alveo del torrente Marmolaio. Dei due tipi di alabastro, gessoso e calcareo, è qui presente il primo, formatosi per sedimentazione delle parti più pure del gesso e collocato molto in profondità, tanto da non essere alterato dalle infiltrazioni d’acqua che trasportano sali minerali nel terreno più superficiale. Milioni di anni di sedimentazioni hanno permesso agli artigiani di Castellina di lavorare il pregiato alabastro bianco statuario detto “della Castellina” e l’alabastro opalino scaglione.