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Descrizione

  • Lunghezza totale (km): 0,270

Peccioli è un piccolo centro di ragguardevoli trascorsi, come molti altri della provincia pisana, con una peculiarità che, negli ultimi anni lo ha reso un esempio virtuoso di come si possa valorizzare al meglio il patrimonio storico artistico esistente proiettandosi nel futuro e scommettendo anche sull’arte contemporanea. Fin dagli anni Novanta, infatti, per volontà dell’autorità comunale, fu istituito un Polo Museale molto attivo e tecnologicamente all’avanguardia. Ben quattro musei per una popolazione di 5 mila abitanti è una proporzione che parla chiaramente di una scommessa che oggi può dirsi vinta.

Cosa vedere

In questo denso itinerario, tutto dentro il tessuto urbano, scegliamo un percorso di tipo cronologico visitando per primo il Museo Archeologico, inaugurato nel 2004 e nato con l’intenzione di conservare ed esporre in numerosi e preziosi reperti rinvenuti nel vicino sito archeologico di Orteglia, dove attenti scavi riportarono alla luce i resti di un tempio o di un santuario etrusco, probabilmente del IV secolo a.C. Il pezzo di maggior rilevanza uscito da quel lungo scavo è un Kylix a figure rosse, cioè una coppa da libagione utilizzata nei simposi che dopo IV secolo sarà sostituita dal più noto Kantharos. Pezzo di rara bellezza, certamente dipinto dal pittore greco Makron (Macrone), ceramista ateniese fra i più significativi che la storia ricordi. Più tardi questa prima raccolta fu arricchita dall’intero corredo funerario rinvenuto nella tomba etrusca di Legoli, che pure può vantare pezzi importanti come un grande louterion, un bacino per le abluzioni e un kernos, un vaso votivo dotato di 4 coppette per le offerte alla divinità. Il museo è stato concepito con scelte che si avvalgono dell’aiuto della multimedialità, che permette ricostruzioni suggestive, come nel caso del plastico che ricostruisce un tempio d’ordine tuscanico che suscita sempre grande interesse fra i numerosi studenti in visita. Ma se certo la parte etrusca è la più significativa, l’aspetto archeologico non si esaurisce con le testimonianze di questo antico popolo, visto che in mostra si potranno apprezzare i reperti di un insediamento di età romana (I sec. d.C.) rinvenuti nel vicino sito di santa Mustiola a Ghizzano, di età longobarda e di età Basso Medievale, con il corredo di una tomba trecentesca, ribattezzata tomba di Isadora.

Nella centrale pieve romanica di San Verano visiteremo il Museo di Arte Sacra, che raccoglie opere proveniente da varie chiese dell’immediato contorno territoriale. Rilevanti due opere duecentesche su tavola: una Madonna col Bambino della prima metà del XII secolo, probabilmente da assegnare alla mano di Enrico di Tedice, collaboratore di Giunta Pisano e un dossale raffigurante San Nicola e storie della sua vita, del terzo quarto del XIII secolo, attribuibile a un altro oscuro ma evoluto maestro pregiotteschi, Michele di Baldovino. Un altro gruppo di opere potenziano il valore del museo. Opere di artisti toscani operanti fra i secoli XIV e XVIII. Fra questi almeno una citazione la meritano un crocifisso, ligneo della chiudersi del trecento, una Sacra Conversazione di Neri di Bicci (1463) epigono un po’ ritardatario del Gotico toscano prima dell’avvento del realismo rinascimentale e un San Pietro, potente ritratto su tela, di uno fra i maestri più dotati di tutto il Settecento veneto, quel Giovanni Battista Piazzetta che a lungo contese al Tiepolo la palma di miglior pittore di Venezia.

Caso di museo eclettico e singolare è la Torre Campanaria, frutto di un ripristino con sopraelevazione dell’antica torre medievale, opera realizzata al chiudersi del XIX secolo dall’architetto Luigi Bellincioni secondo lo stile moresco, molto in voga al tempo.

Chiudiamo il percorso al polo museale di Peccioli con la visita al Museo di Palazzo Pretorio. Il museo che conferma la proiezione verso l’arte contemporanea delle locali istituzioni. I vasti ambienti sono quelli di un grande edificio venuto su in età Comunale, che nel tempo ha subito varie modifiche e revisioni e che oggi presenta brani originali ben fusi con interventi costruttivi successivi.

Qui, nel 2000, si dà vita al Museo delle Icone Russe, grazie alla preziosa donazione della Raccolta “F. Bigazzi” e poco più tardi della Collezione Belvedere. La prima conta un buon numero di pregevole icone Sette-Ottocentesche, realizzate sia a tempera che a olio e previste per il culto domestico; la seconda, di più vasto interesse, espone opere eseguite fra i secoli XVIII e XX che provengono dai vari paesi ortodossi (Russia, Ucraina, Armenia, Grecia, Estonia, ecc.) e dunque doppiamente preziosa in quanto permette di apprezzare le diverse scuole e maniere pittoriche di questa particolare espressione di antichissima arte devozionale. Decisamente protesi al contemporaneo poi gli ambienti in cui sono esposte le opere provenienti dalla Collezione Incisioni e Litografie – Donazione Vito Merlini che si compone di 279 fra incisioni, litografie, xilografie e serigrafie che danno un esaustiva sintesi dell’arte grafica del ‘900 italiano, con qualche importante ‘fuori tema’ che aumenta la preziosità della collezione. Alle opere grafiche di Fattori, Bartolini, Mongatti, Greco, Guttuso, Baj, Breddo, Carrà, Morlotti, Manzù, De Chirico, Marino, solo per citare i maestri più universalmente celebri, si uniscono alcune rare incisioni di Goya e Dalì, danno un tocco di ulteriore fascino all’esposizione.

Ma la vocazione contemporaneistica di Peccioli si allunga anche fuori dagli ambienti del Museo visto che sovente, le piazze e gli angoli più suggestivi dell’antico tessuto urbano sono spesso sede di mostre e installazioni di artisti di internazionale considerazione.