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Descrizione

  • Lunghezza totale (km): 2,4
  • Tempo di percorrenza a piedi (ore.min): 00:32

Il ricchissimo sostrato storico artistico volterrano si può riassumere in tre diversi periodi: il tempo in cui Volterra (Velathri) fu una fra le Lucomonie (capitali) etrusche di maggiore influenza; quello in cui fu una rilevante città romana degna di avere un anfiteatro e quella medievale, in cui la città andò incontro, attraverso alterne vicende, a una significativa ripresa commerciale prima definitiva annessione al potere di Firenze, sul chiudersi del XV secolo. E tali momenti di libera espansione e di crescita civile e urbana, hanno lasciato altissime testimonianze archeologiche, architettoniche, pittoriche che possiamo ritrovare in antiche zone nevralgiche della città antica e in alcune prestigiose collezioni e musei tematici.

Cosa vedere

Andando in progressione temporale le radici etrusche e poi romane della città si individuano bene, anzi si affermano in tutta la loro forza di seduzione, rispettivamente con l’Acropoli Etrusca e il Teatro Romano. La prima sita a Piano di Castello presenta brani stratificati dei vari ampliamenti della città nel lungo periodo etrusco, romano e medievale. Il secondo, rintracciabile nell’area archeologica di Villabuona, quasi addossato alle mura medievali, è il paradigma della costruttiva di un teatro romano di Età Repubblicana (I sec. a.C.).

Una tale ascendenza non poteva che generare una concentrazione di reperti archeologici d’importanza storica e di altrettanto fascino estetico che sono raccolti ed esposti nel Museo Etrusco Guarnacci, vero tempio dell’arte etrusca, dove una collezione di circa 600 urne funerarie di stele e sepolcrali, oltre al misterioso bronzetto noto come Ombra della Sera, fanno di questo spazio espositivo un punto imprescindibile per appassionati e studiosi di ogni parte.

La piazza dei Priori, antico centro del potere comunale volterrano, ci parla invece dell’architettura civile toscana del Medioevo e primo Rinascimento. La bella piazza è, infatti, incorniciata da un giro di edifici di grande effetto estetico e di assoluta importanza storica. Fra tutti, il romanico Palazzo dei Priori, iniziato nel 1208 da Riccardo da Como e, di fatto, il primo Palazzo Comunale in Toscana, antecedente anche al fiorentino Palazzo Vecchio. L’edificio conserva importanti testimonianze scultoree e pittoriche che vanno dal XIV al XVII secolo. Fra tutte, nella Sala del Consiglio il grande affresco di Iacopo di Cione Orcagna (1383), che, nel punto saliente della raffigurazione, dipinge una notevole Annunciazione e Santi, esito considerevole di un primissimo Rinascimento ancora debitorio di elementi tardo-gotici.

La Pinacoteca e Museo Civico, ospitati nel tardo quattrocentesco palazzo Minucci-Solaini, espone una ragguardevole testimonianza pittorica compresa fra i secoli XIV e XVII, con una particolare attenzione ai pittori toscani, soprattutto fiorentini e senesi ma anche volterrani, che operarono fra Quattrocento e Cinquecento. Fra questi il senese Taddeo di Bartolo e il Fiorentino Cenni di Francesco, entrambi esponenti di una pittura

tardo-gotica in fase di mutamento che, con i loro polittici, sembrano voler mettere a confronto le diverse sensibilità compositive delle due importanti scuole: la fiorentina e la senese. E ancora il primo Rinascimento dell’eclettico Luca Signorelli e del realistico Ghirlandaio, fino a giungere alla più grande opera della collezione, quella Deposizione del Rosso Fiorentino, oggi considerata come uno fra i capolavori più sorprendenti di tutto il Cinquecento italiano.

Di ultima generazione e molto interessante è poi l’Ecomuseo dell’Alabastro, un museo ambientale che dalla cava della pietra porta al centro della produzione e  commercializzazione, Volterra, appunto, città con una tradizione antichissima sulla lavorazione, anche per fini artistici, di questa roccia calcarea. Allestito nella medievale Casa-torre Minucci, l’Ecomuseo racconta la tradizione e la crescita nel rapporto fra i volterrani e l’alabastro dal tempo degli etruschi ai nostri giorni.

Restano da citare altre punti imprescindibili di visita. A partire dal Museo Diocesano d’Arte Sacra, allestito all’interno della chiesa monumentale di Sant’Agostino. Qui si potranno ammirare, oltre a notevoli opere appartenenti da sempre alla chiesa stessa, alcuni dipinti reperiti nelle piccole chiese del territorio circostante la città. Importante almeno citare alcuni grandi maestri quali Antonio Pollaiolo, Benvenuto di Giovanni, Baldassare Franceschini detto Il Volterrano e di nuovo il Rosso Fiorentino, con un altro dipinto di grande forza espressiva, la Madonna in trono tra i Santi Giovanni Battista e Bartolomeo, una fra le ultime opere realizzate a Firenze prima del suo trasferimento alla corte di Fontainebleau. Di rara bellezza, infine, una collezione di antichi reliquiari e arredi sacri.

Per chiudere, una visita alla Casa Museo Palazzo Viti. Residenza di sfarzosa bellezza che, nelle dodici sale visitabili, mostra un principesco arredamento fatto di mobili, quadri, porcellane, collezioni di alabastro e altri oggetti artistici di grande pregio, che rappresentano un viaggio nella bellezza dei vari stili europei dal 1400 al 1900.