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08 dicembre 2018 - 29 aprile 2019
ore: 10:00 - 20:00

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PALP Palazzo Pretorio Pontedera
Piazza Curtatone e Montanara
Pontedera

Galileo Chini, gran maestro d’eclettismo

A Pontedera una bella mostra dedicata a uno fra i più originali protagonisti del Novecento Europeo.

Oltre all’evidente, smagliante ed eclettico talento, la fortuna in vita di Galileo Chini è anche da ricercare nel suo temperamento pieno di entusiastica energia e di consapevolezza dei propri mezzi espressivi. Perché i suoi tanti periodi creativi, che attraverseranno Simbolismo, Liberty, Art Decò, Divisionismo, fino, in tarda età, al recupero di una sorta di rivisitazione dell’espressionismo in una personalissima chiave luministica, sono contrassegnati da un forte accento di indipendenza e originalità. Chini vive i primi 50 anni del Novecento come un rabdomante  che si lascia condurre dal proprio sentire, senza concettualizzare, teorizzare, intellettualizzare. È uno, insomma, che ha l’arte nelle mani e nel cuore e che appena incontra uno stimolo subito immagina e agisce. Lo fa come grandissimo ceramista e decoratore, come talentuoso e versatile pittore, richiesto da ogni parte d’Europa, lo fa come scenografo di marcata immaginifica visione, sia per il teatro di prosa, che per il teatro lirico.
Su questo fondamentale artista, fra i più originali dei primi decenni del Novecento e non solo italiano, dall’8 dicembre al 29 aprile 2019, al PALP Palazzo Pretorio di Pontedera, si terrà la mostra: Orizzonti d’acqua, tra pittura e decorazione, Galileo Chini e altri protagonisti del primo Novecento, curata da Filippo Bacci di Capaci e Maurizia Bonatti Bacchini. Esposizione intelligente e necessaria, concepita sul dato che più di ogni altro contraddistinse la personalità di Chini, l’eclettismo. Il punto d’osservazione suggerito dai curatori, per dare nuovi spunti all’analisi di un’artista, che dopo qualche decennio di immancabile silenzio (il maestro morirà ultraottantenne nel 1956, nella nativa Firenze) sta riaffiorando nell’interesse della critica militante, è, appunto, l’acqua, che “costituisce una nota costante in tutta la (sua) produzione e racconta la sintonia dell’artista con gli sfondi ora fluviali, ora marini, dall’Arno al fiume di Bangkok, da Venezia ai centri balneari e termali di Viareggio, Montecatini e Salsomaggiore”.

PALP . Orizzonti d’acqua | Pontedera

Mostra che attraverso le quattro sezioni che ne scandiscono il percorso: Simbolismo e Divisionismo, L’acqua come soggetto della produzione decorativa, l’Orientalismo e la fase Secessionistica e klimtiana, ci permette di entrare in relazione più stretta anche con un momento meno noto del suo lavoro, come nel caso di La Fabbrica, un olio su tela del 1901, dove il quasi trentenne artista pare ancora immerso in un fare pittorico espresso da contrasti leggeri, serotini e ‘atmosferici’, che rimandano a un certo sensibile ‘realismo di macchia’. Un salto di diversi anni ed ecco uno squisito olio su tela del 1919, La Vita, dove la suggestione di Klimt si fa sentire ma non come mera, imitativa fascinazione, piuttosto come interessante spunto per ripensare una ‘donna solo sua’, che perde la sensuale e dissoluta condizione delle celeberrime eroine del pittore austriaco, divenendo più decorativamente eterea, quasi una simbolica impronta di femminilità, ora madre, poi femmina, afflato amoroso, poesia.

Infine la sua anima di scenografo, che in mostra emerge, nitida, in un delizioso bozzetto del 1924, realizzato per la storica Prima di Turandot; opera che se non fosse toccata dal colore rimanderebbe alla sveltezza segnica di uno schizzo del Tiepolo. Insomma per Chini, lo si percepisce bene dalle sue tante e diverse carte, la facilità dell’ispirazione e la conseguente visualizzazione di un’immagine da buttar giù come prima, impulsiva idea, sono figlie di un’incontenibile facilità nel creare.
A far da contrappunto alle opere del maestro fiorentino in mostra si apprezzano opere di altri pittori di rilievo che con lui condivisero i movimenti, i dibattiti, le innovazioni, le nuove suggestioni di quei fondamentali decenni. Fra questi Nomellini, Bistolfi, Cambellotti, Tofanari, artisti che meriterebbero di essere collocati al loro giusto posto in una generale riconsiderazione critica di quegli anni così ferventi.

La mostra è promossa dalla Fondazione per la Cultura Pontedera, dal Comune di Pontedera, dalla Fondazione Pisa, con il patrocinio della Regione Toscana.