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DESCRIZIONE

Sui colli attorno a San Miniato alcuni decenni fa si doveva sentire il gran vociare dei contadini che dalla cima degli olivi volevano tenersi aggiornati sull’andamento del raccolto. Tuttora queste alture si animano tra ottobre e dicembre: agricoltori improvvisati o di professione si servono di “brucatori”, scuotitori o dei cosiddetti “pettini” per strappare, letteralmente, i resistenti frutti dell’olivo Frantoio, del Moraiolo e del Leccino. Ma gli attrezzi meccanici facilitano la raccolta anche di un’oliva molto particolare, una rara varietà di origine marchigiana che è strettamente legata a San Miniato, perché viene coltivata quasi solo qui. Si tratta della Mignola, una piccola oliva con apice appuntito dalla cui spremitura si ottiene un olio extravergine di colore verde intenso, dal sapore piccante e leggermente amaro, che si sposa perfettamente con la zuppa di cavolo ma può essere assaporato anche su verdure grigliate o semplici fette di pane abbrustolito.
Purtroppo l’oliva Mignola ha una scarsa resa e l’olio che regala è un dono raro e ricercato. Per questo è importante che i samminiatesi continuino a proteggerla e valorizzarla: le fertili colline disseminate di vigneti e oliveti non devono essere abbandonate perché produrre un olio così gustoso non significa solo, com’è ovvio, produrre reddito, dare lavoro, far crescere le aziende agricole portate avanti da giovani imprenditori ma anche tramandare un’idea di comunità che si basa sul dialogo, sul confronto tra compaesani che si ritrovano al frantoio e rievocano le comuni esperienze o si informano sulla resa delle olive.