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DESCRIZIONE

Se non siete toscani, probabilmente assocerete la culla del Rinascimento e della lingua italiana alle stereotipate immagini di uno sceneggiato televisivo; gli stranieri si figureranno immediatamente i colli senesi, magari senza sapere in quale parte della Toscana si trova Siena, o che non tutta la regione offre gli stessi panorami. Ma se avrete la fortuna di capitare a Lajatico, se vi giungerete spinti dall’ammirazione per il suo più illustre cittadino, Andrea Bocelli, e per l’annuale spettacolo che organizza al Teatro del Silenzio, non potrete fare a meno di chiedervi se non siete per caso al centro di una scenografia cinematografica, o nelle pagine di un libro che indugia in descrizioni paesaggistiche.

Il Teatro del Silenzio

Un esclusivo privilegio

Filari di cipressi e colli bruciati dal sole circondano, infatti, l’anfiteatro fatto costruire nel 2006 dal cantante pisano; l’enorme testa scolpita da Igor Mitoraj, donata dall’artista polacco per la scenografia di una Manon Lescaut, campeggia non solo sulla sommità di una lieve altura, ma anche su tutti i manifesti che invitano a scoprire la bellezza di questi luoghi; di fatto ormai un simbolo del teatro. Solo la musica, una sera l’anno, rompe il silenzio che avvolge Lajatico e le sue colline; solo l’arte “osa” farsi strada tra viottoli sterrati e propagarsi ben oltre la platea dove siedono i cinquemila fortunati spettatori. Il palco del Teatro del Silenzio ha visto avvicendarsi cantanti di musica leggera, tenori, étoile, amici di Andrea Bocelli, che lo hanno omaggiato facendo visita alla sua “verde dimora”. Zucchero, Nicola Piovani, José Carreras, Roberto Bolle, Carla Fracci, solo per citare alcuni nomi, hanno impreziosito spettacoli letteralmente irripetibili. I costumi di scena, inoltre, sono all’insegna della totale sostenibilità, come se gli artisti chiedessero alla terra arsa dal sole il permesso di infrangere la sua eterna pace.

Ritorno al silenzio

Dopo aver smontato la scenografia, ogni anno ideata da un diverso artista, il teatro si riaddormenta, trasformandosi di nuovo in un lago artificiale al cui centro svetta l’opera di Mitoraj. Il suo sonno è un placido riposo nel silenzio di colli che vivono ancora al ritmo di cinquant’anni fa, quello di una comunità a vocazione agricola di appena mille abitanti, che si divide tra sterminati campi e isolati casolari.