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DESCRIZIONE

“Il pomodoro crudo, divorato appena colto in giardino, è la cornucopia delle sensazioni semplici, una cascata che sciama in bocca riunendo ogni piacere. La resistenza della buccia tesa quel poco che basta, i tessuti che si sciolgono in bocca, il liquore ricco di semi che ci cola agli angoli delle labbra e che asciughiamo senza paura di sporcarci le dita, quella piccola sfera carnosa che riversa in noi fiumi di natura: ecco il pomodoro”

Muriel Barbery, Estasi culinarie

Non occorre avvicinarsi all’ora di pranzo per farsi tentare dal pomodoro: basta capitare nei pressi di un orto nel mese di luglio. Sono sufficienti l’odore della pianta e del frutto maturo, che si spandono nell’afa di mezzogiorno tra il frinire intermittente delle cicale, a immaginarsi con le gambe sotto a un tavolo, circondati da insalate, pastasciutte o semplici fette di pane impregnate d’olio e del succo di questo dolce frutto. Ciò che Muriel Barbery descrive con molta maestria è un’esplosione di sensazioni che hanno provato tutti coloro che vivono o hanno vissuto in campagna e hanno avuto la fortuna di assaporare questo frutto ancora caldo, appena colto dalla pianta.
Nel ‘900 sono state riscoperte diverse varietà di pomodori dai produttori toscani: i famosi Canestrino di Lucca e il Pisanello, ma non solo: San Miniato si è distinto e si continua a distinguere per la coltivazione del pomodoro grinzoso, che risale probabilmente all’Ottocento ed è documentata dal secondo Dopoguerra; il suo nome deriva dalle numerose costole che ne segnano la buccia al momento della maturazione.
Sui colli attorno a questo borgo che svetta in posizione strategica a metà strada tra Pisa e Firenze, e fu tappa di pellegrini diretti a Roma lungo la Via Francigena, non si rinvengono, insomma, solo pregiati tartufi bianchi, né si coltivano solo piante di carciofo o di tabacco, ma ogni anno vengono prodotti anche settanta quintali di pomodori, contraddistinti da bassa presenza di semi e per lo più destinati al consumo locale.